mercoledì 10 dicembre 2008

Siamo tutti uguali, ma solo quando fa comodo?

I giornali riportano come la RIAA (Recording Industry Association of America) abbia accusato di download illegale una ragazza malata che è in attesa di un trapianto.

Premetto che ho massimo rispetto per le persone malate e che soffrono e che non sono proprio un gran sostenitore della RIAA e delle loro continue cause contro il P2P (nonostante da un certo punto di vista riconosco il diritto d'autore, ma sicuramente ne parlerò meglio in futuro).

Se veramente davanti alla legge (giusta o meno ce la dobbiamo tenere finchè non verrà cambiata o riconosciuta scorretta) siamo tutti uguali, non capisco quest'ondata di indignazione per la vicenda: tralasciando i particolari credo che una persona che si macchia di un reato debba venire perseguita a prescindere dal motivo che l'ha spinta (ipotizzando che abbia effettivamento violato la legge) o dalla sua attuale situazione (cose che possono comunque risultare attenuanti ma non scuse). Negare questo vorrebbe dire creare dei precedenti gravissimi e ammettere che esistano individui o particolari situazioni al di sopra della legge stessa (per estremizzare e provocare, è così che sono iniziate le varie dittature, le leggi ad personam, i privilegi oligarchici, ecc.).

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