In questi giorni infervora il dibattito tra FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana) e SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) sugli strafamosi bollini.
A prescindere da discorsi più complessi legati alla retribuzione di autori, cantautori, cantanti e musicisti su cui magari tornerò più avanti, mi vorrei soffermare sulle ultime tesi difensive della SIAE.
Premetto che sono totalmente contro a misure inutili come bollini o balzelli sui supporti vergini (anche qui ci sarebbe un discorsone da fare...) pur avendo ben presente la necessità di difendere il diritto d'autore e il lavoro dei sopracitati. Ormai è palese a tutti l'inutilità come mezzo antipirateria del bollino: caso emblematico è la diffusione nel napoletano di copie pirata di Gomorra con il bollino perfettamente contraffatto.
Cadendo quindi lo scopo, essendo sfavorevoli FIMI (vecchi alleati) e le associazioni dei consumatori (Altroconsumo in primis) e avendo avuto anche dall'Unione Europea segnali favorevoli alla sua eliminazione (se non ricordo male viola le leggi europee) l'ultima barricata dietro cui si nasconde in queste ore la SIAE (in realtà il sindacato autonomo SIAE-CONFSAL) è la perdita occupazionale: venendo meno gli introiti di tale bollino, dicono, sarebbero a rischio licenziamento molte persone.
Ma io mi chiedo, con tutto il rispetto alle persone e al loro lavoro: se si fosse sempre adottata questa politica saremmo dove siamo ora, a livello di progresso e produttività?
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